La generazione che va oltre al brand

Blog - No Brand

Felpe con il brand espresso a caratteri cubitali sul fronte, pantaloni con ali d’angelo stampate sul di dietro, schiere di fusti e modelle fuori dai negozi con t-shirt attillate coperte per il 70% dal brand.

Sembrano storie di un mondo lontano che timidamente cerchiamo di lasciarci alle spalle, ignorando la completa mancanza di gusto che dilagava tra i giovani qualche anno fa.

Oggi le cose sono cambiate.

Già da tempo il minimalismo è entrato nelle nostre vite di tutti i giorni condizionando il concetto di bellezza di molte persone e diffondendo l’idea che “meno è meglio”.

Sempre meno apparenza dunque e sempre più armonia, di forme e di colori. Questo è ciò che piace alla nuova generazione di creativi e non solo. Al disordine produttivo che caratterizzava le menti geniali si sostituiscono immagini di scrivanie impeccabili con oggetti disposti perfettamente, quasi in modo maniacale, poiché l’ordine esteriore rispecchia un ottimo equilibrio mentale, almeno così dicono.

Equilibrio mentale che i giovani intendono comunicare esteriormente anche con il loro modo di vestire.

Dimenticatevi la smania di esibire un brand per identificarsi con esso, questa non rientra più tra le esigenze dei nuovi consumatori. Semmai si sta imponendo sempre più il pensiero inverso, ovvero che gli abiti che decidiamo di indossare debbano rispecchiare esteriormente la nostra personalità, ed è evidente che un brand non è più strettamente necessario.

Le aziende lo hanno capito e sono sempre più coloro che hanno deciso di ridurre le proporzioni del brand, se non addirittura di non mostrarlo più.

Ma da cosa deriva questa avversione nei confronti dei marchi?

Nel nostro piccolo possiamo limitarci a fare delle riflessioni su quelli che potrebbero essere i motivi che spingono una persona a non voler esibire un brand e riteniamo che la prima causa che porta ad una scelta di questo tipo sia il non voler più apporre delle etichette alla propria persona.

Un tempo, e ovviamente anche oggi, il marchio era segno di distinzione delle persone in classi sociali, interessi, stile di vita. Il brand aveva la funzione di unire persone idealmente simili tra loro, divenendo così simbolo non solo di un’azienda ma anche di un determinato life style.

I consumatori ora sono stanchi di lasciare ai marchi il compito di distinguere le persone e intendono iniziare a fare questo lavoro da soli, senza l’appoggio di nessuno.
Esibire un brand troppo vistosamente è diventato quasi un segno di debolezza. Coloro che necessitano di identificarsi attraverso un logo denotano una scarsa autostima e una personalità non particolarmente forte, secondo il ragionamento di alcuni.

Un secondo motivo per cui oggi i brand non vengono più apprezzati come un tempo risiede nella maggiore consapevolezza del consumatore rispetto a ciò che compra, indossa, mangia o utilizza. Sono finiti i tempi in cui un determinato brand era garanzia di qualità. Adesso l’unica garanzia perché un prodotto sia veramente di qualità e la qualità reale del prodotto stesso, se questa viene a mancare, le persone lo bocceranno senza badare al marchio in questione.

La rete ha dato la possibilità a milioni di persone di amplificare la propria voce permettendo anche di dare giudizi sui prodotti acquistati. Ciò ha determinato una riduzione dell’importanza del brand, poiché se un tempo era il marchio a parlare al posto di coloro che lo indossavano, oggi avviene l’esatto contrario, con la differenza che i giudizi non sono più determinati da scelte aziendali, ma da reali opinioni personali.

Staremo a vedere se i marchi un giorno avranno la loro rivincita o se invece saranno le persone a continuare a scegliere autonomamente ciò che meglio li identifica.